Stamattina ho trovato un commento, da uno che si firma Ricky, al mio penultimo post: Festival di Sanremo fra successo e polemiche. Il commento fa riferimento alle mie considerazioni sulle canzoni di Povia e della Zanicchi e sui gay. Anche se il mio blog non è molto seguito, era inevitabile che il mio discorso suscitasse qualche critica: me l'aspettavo! Non ho alcuna intenzione di portare avanti la polemica, perchè ciascuno ha le sue idee, mi sembra però oppotuno qualche chiarimento. Incominciamo dalle critiche alla Zanicchi.
In realtà, contrariamente a quanto crede Ricky, non avevo alcuna intenzione di offendere la cantante, mi riferivo solo al fatto che, il testo e il motivo della canzone non mi erano sembrati particolarmente interessanti, non certo al fatto che la canzone mi era parsa scandalosa. Devo però riconoscere che mi sono espresso male e non ho fatto comprendere le mie reali intenzioni. Me ne sono accorto dopo; infatti nel post seguente, come potete notare, ho difeso la Zanicchi a proposito della polemica con Bonolis e benigni. Per di più, ascoltando la canzone di Iva Zanicchi, avevo subito notato quel "amore" finale, che lei ci tiene tanto a sottolineare e mi ero un po' ricreduto sul senso della canzone. Mi dispiace di aver fatto capire ai lettori del blog una cosa per un'altra.
E veniamo al tema più spinoso: la canzone di Povia. Ricky mi attribuisce cose che io non ho nè scritto, nè pensato. Primo: egli cita la frase evangelica "Guardate la pagliuzza nell'occho dell'altro e non vedete la trave che c'è nel vostro occhio!". E' una frase molto forte che trova il consenso sia da parte dei credenti che dei non credenti, nel mio caso però non è calzante. La frase significa infatti che non bisogna esprimere giudizi sulla condotta degli altri, ma fare piutosto un esame della propria coscienza. Questo non significa però che non si possano esprimere opinioni personali sui problemi contingenti e che non si possa andare alla ricerca della verità. Secondo: contrariamente a quanto Ricky fa capire nel suo commento, io non ho nè scritto, nè mai lontanamente pensato che i gay siano tali per loro scelta o che abbiamo qualche colpa per il loro modo di essere. Terzo: non metto in dubbio che i gay possano essere contenti.
Io ho solo scritto che è lecito domandarsi se l'omosessualità sia o no da considerarsi una condizione normale e, nel caso in cui non lo sia, domandarsi se è possibile uscirne. Indipendente però dalla mia risposta e dalla risposta degli esperti o della società, io considero assodato a priori che i gay meritino comunque la stessa stima, lo stesso rispetto e lo stesso amore che si deve a tutti gli uomini. Lungi da me l'idea di essere favorevole a qualunque forma di disparità, di disprezzo o di emarginazione. La discriminazione non ha mai fatto parte del mio modo di pensare: non la concepisco proprio!
Chiarito questo non aggiungo altro; nel citato post, potete leggere le mie considerazione su questo tema e le mie domande in sospeso. Nella pagina dei commenti trovate il discordante, ma rispettabilisimo commento a cui ho fatto riferimento.
Grazie Ricky per essere intervenuto...Hai fatto benisimo!
Ciao a tutti


Caro Walter, la colpa del fallimento non è la tua direzione, tu sei un bravo leader e un grande amministratore (come hai dimostrato al comune di Roma), l’errore è stato invece quello di aver creato un inutile pastrocchio: il PD non è ne’ carne ne’ pesce! Il panorama italiano ha bisogno di chiarezza, i socialdemocratici devono stare con i socialdemocratici, i liberali con i liberali e i popolari con i popolari.
Come ebbi modo di affermare in occasione del citato post, in Italia non vi sarà pace finchè le alleanza non verranno fatte sulla base di ideologie comuni e non in base all’ostilità verso l’una o l’altra personalità politica. Alla fine il partito democratico si sgretolerà e prima o poi in Italia (finito il berlusconismo e l’antiberlusconismo, sorgerà un partito socialdemocratico d’ispirazione progressista, contrapposto ad un partito popolare d’ispirazione conservatrice, come negli altri paesi europei. Vedrete che anche in questo caso avrò ragione.



E’ davvero come lo immaginiamo? Io distinguerei due casi: l’interlocutore sincero e l’interlocutore falso. Quest’ultimo è colui che, per un motivo o per l’altro ci tiene ad apparire diverso da quello che è. In questo caso si può essere facilmente tratti in inganno, tuttavia non è detto che mediante un’attenta indagine di carattere psicologico non si posa giungere alla verità. Il caso più frequente è però il primo, quello in cui il blogghista è guidato da sane intenzioni e mira a divertirsi, a liberare i propri sentimenti e ad esprimere le proprie idee. In tal caso è davvero come lo immaginiamo? Sì e no! Se noi incontrassimo di persona gli amici che abbiamo conosciuto via internet in certi casi li troveremmo uguali a come ce li aspettiamo, in altri casi alquanto diversi. La personalità umana è molto complessa, per cui anche una frequentazione reale e continua può essere insufficiente a svelarla. L’apparenza, le azioni, gli scritti, i piccoli movimenti involontari sono tutti elementi preziosi che, se ben interpretati, possono servire a ricostruirla. La conoscenza in rete, dunque, se da un lato può nascondere alcuni aspetti, d’altra parte può evidenziarne altri, che nella conoscenza diretta potrebbero restare nascosti. Da questo punto di vista, la conoscenza virtuale può quindi essere altrettanto profonda di quella reale.